Archivio tag per: Tripodi

Il coraggio di innovare nelle PMI

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01 Giu
01/06/2017
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by Carmine Tripodi

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

Da più parti si continua a ripetere alle imprese che devono cambiare molte cose del vecchio modello di business per garantirsi una continuità di successo in scenari competitivi in costante evoluzione e profondamente diversi da quelli degli scorsi decenni. E se queste raccomandazioni valgono in generale, sono tanto più stringenti nel caso si parli di Pmi che, oltre a tutto il resto, vengono spesso indicate come troppo piccole per essere competitive.

Da un punto di vista teorico, sembrano tutti convinti che questo debba avvenire. Non si riescono ad immaginare leader moderni che non sappiano interpretare i nuovi comportamenti di consumo ripensando le strategie commerciali; che non siano capaci di sfruttare le nuove tecnologie per intensificare e riempire di contenuti la relazione con i clienti e con il mercato; che non riescano a creare contesti organizzativi dinamici, capaci di attrarre talenti e funzionali a generare nuove idee; che non pensino a come sfruttare le opportunità offerte dall’apertura dei mercati internazionali.

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Le PMI e lo scenario competitivo: come fare la differenza?

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23 Nov
23/11/2016
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by Carmine Tripodi

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

Il panorama economico italiano dal secondo dopoguerra in avanti è sempre stato caratterizzato da una grande ricchezza di imprese e di imprenditori. Sono tanti i casi di singoli individui e di intere famiglie che, pur a fronte di un contesto economico non particolarmente favorevole allo svolgimento dell’attività imprenditoriale, hanno dato vita ad aziende eccellenti, capaci di affermarsi sui mercati internazionali, sviluppando marchi e prodotti di successo, intorno ai quali si è costruito il fascino del Made in Italy.
Alla base di questa grande ‘vivacità imprenditoriale’ ci sono state imprese caratterizzate da due fondamentali ceppi di competenze: i) tecnico-produttive, collegate alla storia dei nostri imprenditori che è prevalentemente una storia di prodotto; ii) imprenditoriali, intese nel senso di ‘avere il coraggio di fare gli imprenditori’. Una spiccata cultura di prodotto e una quasi naturale propensione al rischio, che i distretti industriali hanno contribuito a diffondere prevalentemente attraverso processi di imitazione e che sono diventate una sorta di tratto distintivo delle imprese italiane.

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La crescita delle PMI: continuità o start-up?

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13 Lug
13/07/2016
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by Carmine Tripodi

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

Di recente, in occasione di un seminario con gli studenti, mi sono trovato a discutere dei modelli di business che le piccole e medie imprese devono adottare per dare continuità al proprio successo nei contesti competitivi emergenti. Scenari in cui la tecnologia, l’ampiezza dei mercati geografici e le caratteristiche della concorrenza, solo per citare qualche esempio, stanno guidando processi di rapida e profonda trasformazione. Quasi naturalmente il dibattito si è polarizzato intorno a due posizioni distinte.

Da una parte, la necessità di interpretare i profondi cambiamenti del contesto esterno e di proporre un modo di fare impresa più ambizioso, capace di “assorbire” i contenuti più profondi dei processi di trasformazione e di “ricombinarli” in maniera originale, adattandoli alle peculiarità della singola azienda. Un approccio non necessariamente orientato alla crescita dimensionale, ma che, riuscendo a creare nuove opportunità di mercato, consente alle aziende di diventare spesso più grandi e di accrescere la propria competitività.

Dall’altra, l’opportunità di mantenersi nel solco della tradizione, di presidiare il medesimo ambito competitivo e, in estrema sintesi, di continuare a fare quanto si è sempre fatto, concentrandosi sul proprio core business. Un approccio in cui sembra forte la sensazione che le aziende possano difendere la propria posizione a prescindere dalle dinamiche in atto nel settore, senza preoccuparsi troppo di rimanere piccoli, con l’idea che i rischi di intraprendere nuove strade siano così elevati da sconsigliare qualsiasi pericoloso cambio di direzione.

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La ricetta del manager PMI: fiducia, adesione, competenze

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09 Mar
09/03/2016

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SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

Qualche settimana fa, mi è capitato di partecipare ad una tavola rotonda su un tema che reputo di fondamentale importanza per la crescita delle aziende: lo sviluppo manageriale e l’inserimento di figure manageriali in posizioni chiave, siano esse mutuate dall’esterno, siano esse fatte crescere internamente. Al di là di tante dichiarazioni di intenti, a prescindere dalle dimensioni, la realtà che tutti i giorni si mostra ai nostri occhi è costellata di errori, anche piuttosto grossolani. Da imprese che lasciano scoperti ruoli manageriali su funzioni cruciali per il proprio modello di business; ad aziende che pensano di aver risolto questo problema avendo ricoperto il ruolo con figure palesemente inadeguate. Da realtà che hanno scelto figure teoricamente all’altezza, ma che non riescono a metterle in condizioni di esprimersi al massimo; a realtà che creano all’interno della propria organizzazione dei corpi estranei che, andando per la propria strada, portano quantomeno ad un evitabile dispendio di energie.

In occasione del dibattito, hanno particolarmente attirato la mia attenzione tre parole che, a suo dire in rigoroso ordine di importanza, rappresenterebbero gli ingredienti fondamentali perché un manager abbia successo in azienda: fiducia, adesione, competenze. A sostenerlo è stato Massimo Potenza, protagonista di una quasi trentennale esperienza in Barilla, nel corso della quale ha scalato i livelli dell’organizzazione fino a ricoprire il ruolo di AD e che successivamente si è cimentato per due anni nel rilancio del marchio Pernigotti.

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Adelante, con juicio. Cinque idee per lo sviluppo delle PMI

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02 Dic
02/12/2015
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by Carmine Tripodi

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

Quando nei Promessi Sposi il cancelliere Ferrer si trova con la sua carrozza nel mezzo dei tumulti scatenati dalla decisione di fissare un calmiere al prezzo del pane, nella concitazione del momento e nel tentativo di raggiungere in fretta un luogo più tranquillo, il Manzoni gli fa pronunciare la frase rivolta al suo cocchiere poi diventata famosa: “Pedro, adelante con juicio”.

Quello che è un misto tra un suggerimento e un ordine, descrive con efficacia la linea di condotta da seguire per tirarsi via da una situazione difficile, ma è anche un bellissimo manifesto di quanto dovrebbero fare le piccole e medie imprese. “Affrettarsi” e “andare avanti”, conservando al contempo “saggezza” e “prudenza”. Un'apparente contraddizione da superare tra l’incedere, che comporta inevitabilmente qualche rischio, e il rimanere prudenti, che può condurre all’immobilismo.

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