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Fashion retail: quando il troppo stroppia

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03 Dic
03/12/2016
Foto del profilo di Erica Corbellini

by Erica Corbellini

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

In principio fu il prodotto, poi le aziende della moda e del lusso capirono che era necessario vendere anche un’esperienza. Soprattutto, si resero conto che una parte significativa della catena del valore veniva creata a valle; in media nella moda il markup, tra il prezzo al quale un prodotto viene venduto al negozio e il prezzo al quale il negozio lo vende al consumatore finale, è di 2,5. Così, dalla seconda metà degli anni novanta in poi, è stato tutto un proliferare di aperture di negozi monomarca, controllati direttamente o in franchising, con una progressiva riduzione della quota di fatturato proveniente dal wholesale, ossia dal dettaglio indipendente, a favore di una crescita esponenziale del retail, anche nei department stores dove oggi prevalgono gli spazi gestiti direttamente dai marchi – shop in shop e corner – dietro pagamento di un affitto concession.

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Fashion Mission (Im)possible: ridurre i prezzi e alzare la qualità

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28 Set
28/09/2016
Foto del profilo di Erica Corbellini

by Erica Corbellini

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

Le aziende della moda/lusso, ossia quelle che vendono capi soggetti a un ciclo di vita stagionale ma a un prezzo così elevato che molti analisti le definiscono come lusso (pur essendo i due concetti diversi - il lusso è atemporale e iconico, la moda stagionale e di tendenza - i modelli di business nell’alto di gamma tendono sempre più a collidere) sembrano entrate in una fase di difficoltà dalla quale stentano a riprendersi.
Nonostante il lusso sia tra i settori che hanno reagito meglio alla crisi, molti segnali fanno temere che la crescita degli anni 2010-2014 non si ripeterà nei prossimi anni. Nel 2015, infatti, dopo anni di aumento spensierato del valore dei titoli, il saldo della performance azionaria di molte aziende è stato fortemente negativo: si va dal -46% di Prada, al -32% di Burberry, mentre le azioni di Brunello Cucinelli e Ferragamo hanno registrato rispettivamente un -19% e -10,8%. Ma a scendere non è stato solo il valore del capitale, nel caso di Prada, per esempio, i risultati economici del 2015 sono stati i più bassi degli ultimi cinque anni (-27% dei profitti e -8% delle vendite). Stessa sorte per Burberry i cui profitti nel 2016 dovrebbero scendere per il secondo anno consecutivo a causa dell’effetto combinato del rallentamento della domanda in Asia e della diminuzione dei flussi turistici in Europa per gli attacchi terroristici.

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La moda omnichannel, tra orgoglio e pregiudizio

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25 Nov
25/11/2015

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by Erica Corbellini

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

Il rapporto tra moda/lusso e digitale può essere paragonato ad un romanzo di Jane Austen: una relazione in cui i futuri partner all’inizio si snobbano, soprattutto a causa dell’orgoglio del lusso, poi iniziano una schermaglia amorosa, pur con parecchi pregiudizi reciproci, per coronare infine a giuste nozze.

Se l’e-commerce rappresenta oggi un segmento in grande crescita per il settore, la sfida più importante è legata alla capacità di sviluppare una gestione integrata di tutti i canali e touchpoints, online e offline, con il cliente finale. In una relazione che, come in ogni buon matrimonio, sia proficua, duratura e (economicamente) sostenibile nel tempo.

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This is not a Fairy Fair. The fashion fair’s changing trends*

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21 Ott
21/10/2015
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by Paola Varacca Capello

SDA Affiliate Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

Fashion fairs are always hot. Not just because inside, under those spotlights, the temperature goes up. Most of the folks participating in these fancy events are inside-business operators, going there basically just for “real work”, like many celebrities. But there is still an interesting percentage of people who participate in these events because it is appealing to be photographed at the entrance of these events to end up in some kind of street fashion blog.

These fairs, that you might not have ever heard about, especially if you have no clues about what “cerulean” is, are crucial moments to spread new trends and progresses into the fashion world. Nonetheless, the industry is experimenting a progressive centralization of brand image as a space to communicate its marketing message, above of what is inside that space: clothes. A brand is not just a pair of shoes but it is the whole experience that comes with the presentation of these shoes. And fashion fairs are changing along with this pivotal shift.

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Le sfilate: business o comunicazione?

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24 Set
24/09/2015

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by Erica Corbellini

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

Ma chi indosserà quegli abiti?

La risposta, a volte, è nessuno. Vi sarà capitato, almeno una volta nella vita, di guardare i capi di una sfilata e farvi questa domanda. Certo, alcuni sono outfit da favola, meravigliosi abiti da sera che rimandano a un mondo principesco, o, semplicemente, eleganti look quotidiani da cui trarre ispirazione per le nostre giornate al lavoro.

Nel migliore dei casi sono degli affreschi viventi, creazioni artistiche di cui ammirare la fantasia e la creatività. Capita, tuttavia, di vedere abiti che superano i confini dell’eccentricità per trasformarsi in parodia trash, o capi dalla vestibilità impossibile o look che semplicemente non donano. E se stanno male ad una modella, figuriamoci a noi donne comuni mortali.

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