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Merito e metodo nelle aziende familiari

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08 Nov
08/11/2017
Foto del profilo di Paolo Morosetti

by Paolo Morosetti

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

Quali sono gli errori ricorrenti che una proprietà familiare impegnata ad affrontare la sfida della managerializzazione deve evitare di compiere? Lo scorso 5, 6 e 7 ottobre si è svolto a Trieste il tredicesimo convegno dell’Associazione Italiana delle Aziende Familiari (AIdAF), in collaborazione con la Cattedra AIdAF-EY di Strategia delle Aziende Familiari in memoria di Alberto Falck, dell’Università Bocconi, che ha affrontato il tema: la managerializzazione come sfida per la crescita delle imprese familiari.

Seppur si tratti di un classico negli studi che riguardano il family business, la managerializzazione continua ancora oggi ad appassionare il mondo della ricerca accademica e, ancora di più, quella della “family business community” composta dai proprietari di imprese e dai manager che vi operano: sia quelli che appartengano alla famiglia proprietaria che quelli che lavorano in un’impresa apportando competenze ed esperienze critiche per il successo di lungo periodo.
Riflettendo sulle testimonianze dei relatori e sulle esperienze condivise dai partecipanti ai lavori del convegno, si può tentare di riassumere in cinque punti i cosiddetti “errori da evitare”.

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La ricetta del manager PMI: fiducia, adesione, competenze

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09 Mar
09/03/2016

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by Carmine Tripodi

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

Qualche settimana fa, mi è capitato di partecipare ad una tavola rotonda su un tema che reputo di fondamentale importanza per la crescita delle aziende: lo sviluppo manageriale e l’inserimento di figure manageriali in posizioni chiave, siano esse mutuate dall’esterno, siano esse fatte crescere internamente. Al di là di tante dichiarazioni di intenti, a prescindere dalle dimensioni, la realtà che tutti i giorni si mostra ai nostri occhi è costellata di errori, anche piuttosto grossolani. Da imprese che lasciano scoperti ruoli manageriali su funzioni cruciali per il proprio modello di business; ad aziende che pensano di aver risolto questo problema avendo ricoperto il ruolo con figure palesemente inadeguate. Da realtà che hanno scelto figure teoricamente all’altezza, ma che non riescono a metterle in condizioni di esprimersi al massimo; a realtà che creano all’interno della propria organizzazione dei corpi estranei che, andando per la propria strada, portano quantomeno ad un evitabile dispendio di energie.

In occasione del dibattito, hanno particolarmente attirato la mia attenzione tre parole che, a suo dire in rigoroso ordine di importanza, rappresenterebbero gli ingredienti fondamentali perché un manager abbia successo in azienda: fiducia, adesione, competenze. A sostenerlo è stato Massimo Potenza, protagonista di una quasi trentennale esperienza in Barilla, nel corso della quale ha scalato i livelli dell’organizzazione fino a ricoprire il ruolo di AD e che successivamente si è cimentato per due anni nel rilancio del marchio Pernigotti.

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Sei regole per managerializzare l’impresa familiare

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25 Feb
25/02/2016
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by Paolo Morosetti

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

Corre l’anno 2000 quando un riservato Leonardo Del Vecchio decide di raccontare la sua esperienza di vita nel libro: “Del Vecchio e Luxottica. Come si diventa leader mondiali.” Quanto al tema della continuità generazionale, dichiara soavemente: “compio 50 anni di lavoro, quindi sono sul punto non dico di lasciare l’azienda, ma di lavorare solamente nel Comitato Esecutivo, interessandomi non più a livello operativo ma a livello strategico”. E poi aggiunge, profetizzando future scelte: “qui abbiamo bisogno di qualcuno che venga a darci quello che a noi è mancato … ci vuole uno che viene dall’esterno … ci vuole uno più freddo …”

Passa qualche anno e nel 2004 Andrea Guerra è chiamato alla guida di uno dei leader mondiali dell’occhialeria che ha ancora radici profonde in Italia. Arriva da Merloni dove ha ricoperto il ruolo di amministratore delegato imparando il mestiere anche lavorando a stretto contatto con un altro grande leader familiare e carismatico. Il passaggio di testimone è salutato positivamente dalla stampa e dai mercati finanziari. Luxottica è indicata come modello di impresa responsabile e lungimirante, capace di managerializzare per costruire un futuro sostenibile. “Business first” anziché “family first” nel dipanare il delicato intreccio fra famiglia e impresa. Dall’altra parte, è ormai da tempo che lo stesso Del Vecchio ha costruito un ruolo diverso per la seconda generazione. Quello dell’investitore di lungo periodo. La gestione meglio che sia delegata a manager esterni e di valore adatti a interpretare sfide strategiche e organizzative che mutano nel corso degli anni.

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