Archivio tag per: lusso

Fashion Mission (Im)possible: ridurre i prezzi e alzare la qualità

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28 Set
28/09/2016
Foto del profilo di Erica Corbellini

by Erica Corbellini

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

Le aziende della moda/lusso, ossia quelle che vendono capi soggetti a un ciclo di vita stagionale ma a un prezzo così elevato che molti analisti le definiscono come lusso (pur essendo i due concetti diversi - il lusso è atemporale e iconico, la moda stagionale e di tendenza - i modelli di business nell’alto di gamma tendono sempre più a collidere) sembrano entrate in una fase di difficoltà dalla quale stentano a riprendersi.
Nonostante il lusso sia tra i settori che hanno reagito meglio alla crisi, molti segnali fanno temere che la crescita degli anni 2010-2014 non si ripeterà nei prossimi anni. Nel 2015, infatti, dopo anni di aumento spensierato del valore dei titoli, il saldo della performance azionaria di molte aziende è stato fortemente negativo: si va dal -46% di Prada, al -32% di Burberry, mentre le azioni di Brunello Cucinelli e Ferragamo hanno registrato rispettivamente un -19% e -10,8%. Ma a scendere non è stato solo il valore del capitale, nel caso di Prada, per esempio, i risultati economici del 2015 sono stati i più bassi degli ultimi cinque anni (-27% dei profitti e -8% delle vendite). Stessa sorte per Burberry i cui profitti nel 2016 dovrebbero scendere per il secondo anno consecutivo a causa dell’effetto combinato del rallentamento della domanda in Asia e della diminuzione dei flussi turistici in Europa per gli attacchi terroristici.

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C’erano una volta le seconde linee

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22 Apr
22/04/2015
Foto del profilo di Erica Corbellini

by Erica Corbellini

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

La moda è un business sempre più competitivo, veloce e capital intensive. I cambiamenti nel management, nella direzione artistica e nella struttura di portafoglio si accavallano come le stagioni. Tuttavia la recente notizia della chiusura della seconda linea di Marc Jacobs, Marc by Marc Jacobs, è giunta come un fulmine a ciel sereno, tanto più se si considera che questo marchio, dai prezzi più accessibili rispetto alla collezione prêt-à-porter, era stimato contribuire al 70% del fatturato finale.

Lo stilista ha dichiarato che, così facendo, potrà creare un range più ampio di prezzi all’interno del marchio principale, riflettendo in tal modo il modo di vestire mix&match che ormai caratterizza il consumatore moderno (outfit creati con capi eleganti mischiati a quelli casual, articoli di lusso insieme a quelli mass market, diversi marchi e diverse occasioni d’uso alla ricerca di uno stile personale).

Al di là del caso specifico, sembra essere in atto un’evoluzione dei fattori critici di successo nell’industria che sta portando le seconde linee a diventare grandi o morire giovani.

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Quando le aziende della moda fanno scuola

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11 Feb
11/02/2015
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by Erica Corbellini

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

Una conseguenza positiva della crisi è che nel lusso il logo non basta più. I consumatori spesso spendono meno, di sicuro spendono meglio. Vogliono la qualità delle materie prime, la denominazione d’origine - e, infatti, il Made in Italy sta vivendo un momento magico - le lavorazioni artigianali. Inoltre ricercano un valore aggiunto non solo in ciò che comprano, ma anche in come lo comprano. In tempi in cui è possibile vivere un’esperienza d’acquisto esclusiva e coinvolgente comodamente sdraiati sul proprio divano per convincere il cliente a varcare la soglia del punto vendita non bastano più un design accattivante e un ambiente multisensoriale. Ci vogliono delle vere e proprie retail academy, in cui le aziende della moda fanno scuola.

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Cinque consigli per capire il lusso

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14 Apr
14/04/2014

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by Antonio Catalani

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management


Provateci anche voi! Ho digitato luxury su Google ed ho ottenuto 239.000.000 di risultati: una concessionaria tedesca di auto usate, un burger restaurant, la personalizzazione con cristalli Swarovski di oggetti diversi, un agriturismo in Toscana e poi riviste, oggetti, servizi, ma nessuno di questi rimandi, almeno nelle prime pagine, portava a qualcosa che avesse realmente a che fare con il lusso.

Niente di strano: è una parola abusata che è poco adoperata da chi realmente può fregiarsene. Farlo non è segno di classe e di buon gusto; agli altri, ai clienti, il giudizio.

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Masstige: applicare il Dream Factor al Mass Market

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13 Feb
13/02/2014

Foto del profilo di Erica Corbellini

by Erica Corbellini

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management


In principio è stato il lusso cosiddetto democratico, conseguenza di decenni di strategie di crescita basate sulla creazione di linee sedicenti giovani, di certo più basse come prezzo (e qualità), e di stretching dei marchi della moda dall’originale core business dell’abbigliamento verso i più redditizi profumi e accessori come borse, scarpe e occhiali. L’abito haute couture da favola, indossato dalla celebrity “skinny and sexy” sulla rivista patinata, serviva per creare il “fattore sogno’” grazie al quale il giorno dopo le lettrici avrebbero acquistato non il vestito da sera a 30.000 euro ma il rossetto a 30, sentendosi idealmente sul tappeto rosso grazie al logo stampato sul packaging.

Mentre il lusso faceva “trading down” alcuni marchi del mass market guardavano allo stesso enorme bacino di milioni di consumatori aspirazionali e cominciavano a fare “trading up”. Perché lasciare al segmento alto il vantaggio di differenziazione e dover combattere ogni giorno una guerra all’ultimo centesimo sul prezzo e quindi sui costi? Leggi tutto →