Archivio per mese: Ottobre, 2014

A scuola di management? Le ragioni per scegliere

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29 Ott
29/10/2014
Foto del profilo di Carmine Tripodi

by Carmine Tripodi

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

È da martedì mattina che continua a pensarci. Da quando ha ricevuto la mail di invito ad un corso di formazione manageriale per le piccole e medie imprese. La settimana però ha avuto come al solito ritmi frenetici e il Signor Brambilla, da anni a capo di un’azienda con quarantacinque dipendenti che produce componenti per macchine industriali, non ha ancora avuto un attimo di tranquillità per dedicare attenzione a una cosa a cui tiene molto: la crescita delle persone della sua azienda.

Il momento ideale, forse anche l’unico, è il sabato mattina, sempre in azienda, con meno telefoni che squillano e la possibilità di concentrarsi anche su questioni di carattere non squisitamente operativo.
È proprio allora che la sua mente va a qualche anno addietro, quando aveva frequentato i suoi primi corsi, in un mondo che era completamente diverso. L’azienda da lui fondata aveva un grande bisogno di ampliare i confini di conoscenze prevalentemente operative; un favorevole contesto di mercato garantiva risorse da destinare ad investimenti dal ritorno non immediato; l’euforia del successo spingeva ad osare su terreni meno battuti; l’ottimismo e i risultati positivi davano la sensazione che anche il capo potesse abbandonare qualche giorno l’azienda. E poi, scegliere era più facile, con poche proposte da valutare…

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Verso la filiale project-based

24 Ott
24/10/2014
Foto del profilo di Francesco Saviozzi

by Francesco Saviozzi

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

Innovare e digitalizzare prodotti, servizi e processi, conciliare ruolo tradizionale e multicanalità, presidiare il rischio e la compliance, dare valore ai clienti e alla banca, avere un “direttore imprenditore” ed essere una squadra: sono questi alcuni degli imperativi per le filiali bancarie che vogliono rimanere sul mercato.

Purtroppo, invece, a tutt’oggi le filiali soffrono di un’autonomia scarsa o nulla nei confronti della sede centrale, lavorano esclusivamente per processi, con tempi di risposta molto lunghi a fronte di richieste anche banali da parte dei clienti, non sono in grado di essere propositive, non sanno auto-organizzarsi. Anche a fronte di eventuali maggiori autonomie, manca un metodo di lavoro che consenta di superare la rigida logica dei processi, nella quale le filiali agiscono solo come ingranaggi del sistema complessivo.

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Italian sounding: minaccia o opportunità?

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22 Ott
22/10/2014
Foto del profilo di Massimiliano Bruni

by Massimiliano Bruni

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

Il settore alimentare costituisce uno dei pilastri dell’economia nazionale.  Nel solo comparto della manifattura alimentare l’ISTAT stima che in Italia vi siano più di 55.000 imprese, le quali danno lavoro a quasi 400.000 addetti. Con una dimensione complessiva di oltre 220 miliardi di Euro e un volume di esportazioni pari a 33 miliardi, fornisce un importante contributo alla bilancia commerciale del nostro Paese. I mercati esteri sembrano rappresentare oggi la principale opportunità di crescita di medio e lungo termine, a fronte di un mercato nazionale che evidenzia, dal 2013, un calo dei consumi alimentari delle famiglie italiane. Non stupisce, dunque, se il Presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, ha più volte dichiarato di ritenere che un obiettivo da perseguire entro il 2017 è di arrivare ad esportazioni per 50 miliardi di Euro.

Nello scenario della crescita internazionale, molti lamentano la concorrenza, da molti considerata sleale, dei prodotti cosiddetti “Italian sounding”; prodotti realizzati al di fuori dall’Italia, presentati sui mercati esteri con nomi che evocano origini e caratteristiche italiane. ISMEA e il Ministero delle politiche agricole stimano che i falsi prodotti alimentari italiani superano i 60 miliardi di Euro e che due prodotti alimentari di tipo italiano su tre siano falsi. Se certamente questi prodotti tradiscono la tradizione e il gusto italiano e confondono spesso i consumatori stranieri, costituiscono veramente una minaccia oppure offrono anche una grande opportunità per i nostri prodotti e per le nostre aziende?

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Crescere oggi, tra management e imprenditorialità. Intervista a Luca Morandi

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14 Ott
14/10/2014
Foto del profilo di Sara Mitterhofer

by Sara Mitterhofer

Research Fellow of Strategic and Entrepreneurial Management

“Credo che i leader debbano tracciare la rotta. Essere un buon leader nei giorni nostri è molto più difficile di quanto non lo sia stato in passato. Negli ultimi 15-20 anni sono stati messi in crisi i modelli di riferimento occidentali. I leader della nostra generazione dovranno essere capaci di confrontarsi con i continui cambiamenti del contesto in cui si trovano ad operare, in cui l’unico “faro” è rappresentato da principi come integrità, coraggio e onestà intellettuale.”

Luca MorandiCosì Luca Morandi, 32enne, Corporate M&A Manager di Barilla, sulla leadership nelle nuove generazioni. Alle spalle, un percorso costruito con determinazione, passione e la voglia di esplorare settori e funzioni diverse: prima l'esperienza in consulenza, poi il private equity, e, infine, due grandi aziende come General Electric e Barilla, trovando anche spazio per il lancio di nuove iniziative imprenditoriali. Una formula per interpretare la sfida della crescita professionale in un contesto complesso e dinamico come quello attuale.

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Together is beautiful? Oltre la retorica del Fare Rete

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13 Ott
13/10/2014
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by Federico Visconti

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

Due provocazioni, dalla realtà vissuta.
La prima, di un imprenditore che sta valutando se avviare una collaborazione con altri: “Non è che mettendo insieme cinque aziende zoppe vien fuori un’azienda sana”.
La seconda, di un imprenditore impegnato in una rete di successo: “Se vuoi lavorare con altri imprenditori, una sera devi tornare a casa, mettere la testa sul comodino e, il giorno dopo, mettertene un’altra” .

Il tema delle aggregazioni non è nuovo, tutt’altro.
Di nuovo c’è il fenomeno delle reti d’impresa, formula “dal basso”, disciplinata da leggi del 2009 e del 2010. L’istituto della rete d’impresa è un contratto di diritto civile caratterizzato da comunione di scopo. In termini concreti, occorre che un gruppo di imprenditori decida di perseguire obiettivi condivisi (lo scambio di informazioni, l’esercizio in comune di alcune attività, …) e ne stabilisca le modalità nell’ambito di un contratto di rete, stipulato per atto pubblico o per scrittura privata autenticata. Il contratto deve contenere un programma di rete e deve prevedere un parametro di misurazione delle accresciute capacità di innovazione degli aderenti.

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