Archivio per: What’s Hot in…

The quest for responsible innovation. An interview with Marco Lucietti

Reading time: 7 minutes

17 Feb
17/02/2016
Foto del profilo di Francesca Romana Rinaldi

by Francesca Romana Rinaldi

SDA Assistant Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

Marco LuciettiMany firms in a wide variety of industries are nowadays willing to find the right Corporate Social Responsibility strategy in order to get the benefits of a multi-stakeholder approach, such as having greater capacity to attract human capital, improving the business climate and thus employee performance, reinforcing the brand value. But for the business community the term “Corporate Social Responsibility” is considered quite outdated and managers often prefer talking about “Responsible Innovation” since the latter clearly refers to a 360° approach based on social, environmental, ethical responsibility and innovation.
Can Responsible Innovation be an important driver for the firms’ success and internationalization? For a firm growing at global level, what is the updated role and which are the required skills for a good manager?

These questions are definitely hot in fashion, one of the key sectors for the Italian economy. Several textile & clothing companies are currently in the process of updating their business models, leveraging on responsibility and technological innovation, willing to build renewed and solid sources for a sustainable competitive advantage.
In this article I would like to share an interesting talk I recently had with a manager that spent most of his time on the development of a strategy based on Responsible Innovation: Marco Lucietti, 44 years old, Global Marketing Director of the Turkish company Sanko Holding/ISKO™ Division*.

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This is not a Fairy Fair. The fashion fair’s changing trends*

Reading Time: 7 Minutes

21 Ott
21/10/2015
Foto del profilo di Paola Varacca Capello

by Paola Varacca Capello

SDA Affiliate Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

Fashion fairs are always hot. Not just because inside, under those spotlights, the temperature goes up. Most of the folks participating in these fancy events are inside-business operators, going there basically just for “real work”, like many celebrities. But there is still an interesting percentage of people who participate in these events because it is appealing to be photographed at the entrance of these events to end up in some kind of street fashion blog.

These fairs, that you might not have ever heard about, especially if you have no clues about what “cerulean” is, are crucial moments to spread new trends and progresses into the fashion world. Nonetheless, the industry is experimenting a progressive centralization of brand image as a space to communicate its marketing message, above of what is inside that space: clothes. A brand is not just a pair of shoes but it is the whole experience that comes with the presentation of these shoes. And fashion fairs are changing along with this pivotal shift.

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Italian sounding: minaccia o opportunità?

Reading time: 5 minutes

22 Ott
22/10/2014
Foto del profilo di Massimiliano Bruni

by Massimiliano Bruni

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

Il settore alimentare costituisce uno dei pilastri dell’economia nazionale.  Nel solo comparto della manifattura alimentare l’ISTAT stima che in Italia vi siano più di 55.000 imprese, le quali danno lavoro a quasi 400.000 addetti. Con una dimensione complessiva di oltre 220 miliardi di Euro e un volume di esportazioni pari a 33 miliardi, fornisce un importante contributo alla bilancia commerciale del nostro Paese. I mercati esteri sembrano rappresentare oggi la principale opportunità di crescita di medio e lungo termine, a fronte di un mercato nazionale che evidenzia, dal 2013, un calo dei consumi alimentari delle famiglie italiane. Non stupisce, dunque, se il Presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, ha più volte dichiarato di ritenere che un obiettivo da perseguire entro il 2017 è di arrivare ad esportazioni per 50 miliardi di Euro.

Nello scenario della crescita internazionale, molti lamentano la concorrenza, da molti considerata sleale, dei prodotti cosiddetti “Italian sounding”; prodotti realizzati al di fuori dall’Italia, presentati sui mercati esteri con nomi che evocano origini e caratteristiche italiane. ISMEA e il Ministero delle politiche agricole stimano che i falsi prodotti alimentari italiani superano i 60 miliardi di Euro e che due prodotti alimentari di tipo italiano su tre siano falsi. Se certamente questi prodotti tradiscono la tradizione e il gusto italiano e confondono spesso i consumatori stranieri, costituiscono veramente una minaccia oppure offrono anche una grande opportunità per i nostri prodotti e per le nostre aziende?

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What’s hot in…Cosmetics. Il Made in Italy si rifà il trucco: il Beauty è mondiale

Reading time: 7 minutes

16 Lug
16/07/2014
Foto del profilo di Gabriella Lojacono

by Gabriella Lojacono

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

Quando si pensa al prodotto cosmetico, e al make-up in particolare, vengono immediatamente in mente brand noti come Chanel, Dior, Guerlain, Shiseido ed Estée Lauder. Peccato, che nessuno sappia che spesso questi prodotti sono realizzati da fornitori Italiani, per la maggior parte in un’area compresa tra Crema e Cremona, nota come “il Polo della Cosmesi”.
L’offerta italiana di cosmetici è riconosciuta nel mondo per l’innovazione delle formulazioni ed il livello di servizio delle imprese produttrici, elementi che hanno consentito alla filiera del cosmetico Made in Italy di affermarsi sia sui mercati tradizionali sia su quelli emergenti. Secondo Cosmetica Italia, che raggruppa le 500 principali aziende del comparto, oltre il 60% del make-up venduto nel mondo è di produzione italiana. L’export è pari a circa 3.200 milioni di Euro, un risultato superiore ad altri importanti comparti del Made in Italy, come l’occhialeria. 

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What’s hot & What’s not in Fashion: Cocreate! Il nuovo ciclo di vita del prodotto moda

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11 Mar
11/03/2014

Foto del profilo di Nicola Guerini

by Nicola Guerini

Research Fellow of Strategic and Entrepreneurial Management



E’ possibile ripensare il ciclo di vita del prodotto moda riprogettandone la filiera?
Così come il modello del fast-fashion in passato ha imposto un ripensamento delle logiche di funzionamento del settore moda, ed ha creato nuovi modelli di business i cui fattori critici di successo differivano profondamente da quelli presenti in precedenza, più recentemente si assiste ad un ripensamento da parte delle aziende della progettazione della gestione del ciclo di vita del prodotto moda, il cosiddetto Product Lifecycle Management (PLM).

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