Archivio per: The Big Why

Perché la Lean Start-up non ha cambiato tutto

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28 Ott
28/10/2015
Foto del profilo di Cinzia Parolini

by Cinzia Parolini

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

Negli ultimi anni è andato crescendo fra le start-up della digital economy un movimento (il Lean Start-Up Movement) secondo il quale la chiave del successo di una nuova iniziativa imprenditoriale non passa attraverso la scrittura di business plan, ma testando direttamente il mercato con un “minimum viable product”, innescando così un processo di apprendimento e miglioramento continuo (validated learning process). Nelle parole di Steve Blank, dal suo articolo "Why the Lean-Startup changes everything" su Harvard Business Review (2013): 

“Launching a new enterprise has always been a hit-or-miss proposition. According to the decades-old formula, you write a business plan, pitch it to investors, assemble a team, introduce a product, and start selling as hard as you can. And somewhere in this sequence of events, you’ll probably suffer a fatal setback”.

Blank e Ries (autore del libro The Lean Start-Up) affermano di avere trovato il "Santo Graal dello start-upper", la formula che consente di ridurre la rischiosità del lancio di nuovi business, proponendo una metodologia che favorisce la sperimentazione rispetto alla pianificazione, il feedback dei clienti rispetto all’intuito e il design iterativo rispetto al design realizzato up-front, prima di lanciare il prodotto o servizio sul mercato attraverso. Una prospettiva che ha senz'altro avuto un impatto molto diffuso nello scenario delle nuove iniziative imprenditoriali, che, tuttavia, non è così dirompente come suggerito dai suoi autori e può essere applicata con successo solo in determinati contesti e se integrata con strumenti e modelli tradizionali. Vediamo perché, approfondendo nel dettaglio i due principali pilastri della Lean Startup: il business model canvas e il processo di validated learning.

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Fixing Greece: why not treat it like a troubled subsidiary

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09 Lug
09/07/2015
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by Markus Venzin

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

What are the next steps now after the strong “ókhi” (no) vote of the Greek population against the last bail out offer from the creditors? The EU can’t let Greece fall by the wayside. There is so much more at stake than the cost of a bailout: Patients struggle without medicines and elderly citizens cry in front of closed banks because they can no longer access their pensions. Children are hit hard as services dry up. The EU cannot say "this is not our problem anymore."

To find a solution, let's take for a moment a management perspective, with Greece being a subsidiary, and the EU its parent company. How would the top management team of this multinational company handle the issue?

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Why are Corporate Entrepreneurs not enough?

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17 Giu
17/06/2015
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by Stefano Cavallazzi

Research Fellow of Organization and HR Management

What does it take to translate the organization’s entrepreneurial and innovative effort into effective market outcomes? How do you set proper execution practices that allow you to pursue new competitive opportunities? Since Schumpeter suggested that entrepreneurs are the main agents of economic growth and market renewal in 1936, Corporate Entrepreneurship (CE) research has tried to shed some light on how firms can structure a process that allows the organization to identify and pursue value-creating opportunities leveraging on employees’ entrepreneurial behaviors. Scholars developed and refined the Corporate Entrepreneurship Assessment Instrument (CEAI) to evaluate four dimensions of organizational climate (management support, individual work discretion, rewards and time availability) as antecedents of innovative output and concluded that higher levels of entrepreneurial climate generate increased innovation.

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Perchè è importante gestire la cross-fertilization?

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09 Apr
09/04/2015
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by Antonello Garzoni

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

La crescita all’estero è per molte aziende italiane un grande stimolo per avviare nuove esperienze, inserire nei team manageriali persone di diversa nazionalità e con background culturali e abitudini differenti, identificare le best practice e trasferirle all’interno delle organizzazioni. In una sola parola: stimolare la cross-fertilization. Ma la fertilizzazione incrociata, quando è mal gestita, comporta problemi organizzativi non facilmente superabili.

Racconta l’imprenditore di una grande impresa industriale italiana, a valle della sua esperienza in Cina: “Compriamo la grande azienda cinese e mandiamo il nostro gruppo di manager a verificare la situazione. I cinesi hanno il grande mito degli italiani e degli europei, poi capiscono che gli italiani sono anche un po’ casinisti, non sempre sono puntualissimi e tendono ad aprire molto al confronto con i propri riporti diretti… E i cinesi dopo un po’ iniziano ad alzare la manina e a bloccare alcuni processi, facendo perdere competitività. Gli italiani non capiscono e dicono che i cinesi sono pigri e non vogliono collaborare. Si creano due gruppi, con tutte le difficoltà per trovare soluzioni e lavorare insieme”. 

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Purché sia semplice: le aziende italiane e il digitale

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26 Nov
26/11/2014
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by Carlo Alberto Carnevale Maffè

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

 “Le organizzazioni efficaci sono garrule, maldestre, superstiziose, ipocrite, mostruose, ottopodi, erranti e scontrose”.

Quando Karl Weick, il geniale teorico dei legami deboli, scrisse quest'affermazione non si riferiva necessariamente alle aziende italiane. Ma le sue ipotesi possono contribuire a spiegare come mai l'utilizzo di Internet ed in generale il digitale in Italia rimanga strutturalmente sotto la media europea, mentre da oltre 20 anni il Bel Paese è leader nell'adozione della telefonia mobile. Vediamo perché, in tre punti.

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