Archivio per: Esercizi di Style

Fare startup nel lusso: sogno o realtà?

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22 Set
22/09/2017
Foto del profilo di Luana Carcano

by Luana Carcano

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

Il concetto di luxury business è naturalmente associato nell’immaginario collettivo a marche centenarie che possono contare su prodotti iconici, fortemente rappresentativi; dei veri e propri super-eroi con nomi e storie note e conosciute, sulle quali le aziende del lusso continuano a costruire il proprio business e capitale simbolico. Coniugano il rispetto della tradizione con la capacità di declinarla in maniera contemporanea, passando così attraverso generazioni di clienti, mantenendo intatta la desiderabilità dei loro prodotti chiave e della marca.
Nello sviluppare le loro strategie, possono contare, spesso, su archivi di disegni, prototipi, prodotti, che ne enfatizzano l’autenticità, rafforzandone la reputazione, in un circolo di “innovazione nella tradizione” che spesso diventa molto virtuoso, come dimostrano i risultati economici delle marche di maggior successo. 

In apparenza, quindi, il numero di start-up che operano nel lusso appare assai limitato, soprattutto se confrontato con altri business caratterizzati da un maggior dinamismo. In realtà, andando a esplorare lo scenario con maggior attenzione, sta emergendo una nuova generazione di imprese in grado di affermarsi all'interno di questo segmento.

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Gestire i trade-off: cosa insegnano le aziende del lusso

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12 Apr
12/04/2017
Foto del profilo di Luana Carcano

by Luana Carcano

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

Le imprese del lusso sono riconosciute e apprezzate per il fascino e il glamour dei prodotti, dei servizi e delle esperienze che offrono. Tuttavia, andando oltre le apparenze, a una lettura più approfondita delle strategie dei champions di questo settore emergono spunti di riflessione e prospettive non convenzionali sui processi decisionali e manageriali che possono essere di rilievo per qualsiasi impresa.
Ai manager del lusso è richiesta flessibilità di approccio, grande intelligenza emotiva – per muoversi in contesti relativamente poco strutturati e basati sulle relazioni – ma soprattutto attitudine imprenditoriale e capacità di gestire l’ambiguità. Si trovano a prendere decisioni, anche di rilevanza strategica, dovendo scegliere come posizionarsi rispetto ad alcuni trade-off fondamentali. Così come avviene nella maggioranza delle aziende, non si può far tutto e bisogna scegliere: non basta decidere tra bianco e nero, ma occorre individuare la corretta tonalità di grigio.

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Fashion Mission (Im)possible: ridurre i prezzi e alzare la qualità

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28 Set
28/09/2016
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by Erica Corbellini

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

Le aziende della moda/lusso, ossia quelle che vendono capi soggetti a un ciclo di vita stagionale ma a un prezzo così elevato che molti analisti le definiscono come lusso (pur essendo i due concetti diversi - il lusso è atemporale e iconico, la moda stagionale e di tendenza - i modelli di business nell’alto di gamma tendono sempre più a collidere) sembrano entrate in una fase di difficoltà dalla quale stentano a riprendersi.
Nonostante il lusso sia tra i settori che hanno reagito meglio alla crisi, molti segnali fanno temere che la crescita degli anni 2010-2014 non si ripeterà nei prossimi anni. Nel 2015, infatti, dopo anni di aumento spensierato del valore dei titoli, il saldo della performance azionaria di molte aziende è stato fortemente negativo: si va dal -46% di Prada, al -32% di Burberry, mentre le azioni di Brunello Cucinelli e Ferragamo hanno registrato rispettivamente un -19% e -10,8%. Ma a scendere non è stato solo il valore del capitale, nel caso di Prada, per esempio, i risultati economici del 2015 sono stati i più bassi degli ultimi cinque anni (-27% dei profitti e -8% delle vendite). Stessa sorte per Burberry i cui profitti nel 2016 dovrebbero scendere per il secondo anno consecutivo a causa dell’effetto combinato del rallentamento della domanda in Asia e della diminuzione dei flussi turistici in Europa per gli attacchi terroristici.

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Fashion retail: quando il troppo stroppia

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03 Mar
03/03/2016
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by Erica Corbellini

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

In principio fu il prodotto, poi le aziende della moda e del lusso capirono che era necessario vendere anche un’esperienza. Soprattutto, si resero conto che una parte significativa della catena del valore veniva creata a valle; in media nella moda il markup, tra il prezzo al quale un prodotto viene venduto al negozio e il prezzo al quale il negozio lo vende al consumatore finale, è di 2,5. Così, dalla seconda metà degli anni novanta in poi, è stato tutto un proliferare di aperture di negozi monomarca, controllati direttamente o in franchising, con una progressiva riduzione della quota di fatturato proveniente dal wholesale, ossia dal dettaglio indipendente, a favore di una crescita esponenziale del retail, anche nei department stores dove oggi prevalgono gli spazi gestiti direttamente dai marchi – shop in shop e corner – dietro pagamento di un affitto concession.

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La moda omnichannel, tra orgoglio e pregiudizio

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25 Nov
25/11/2015

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by Erica Corbellini

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

Il rapporto tra moda/lusso e digitale può essere paragonato ad un romanzo di Jane Austen: una relazione in cui i futuri partner all’inizio si snobbano, soprattutto a causa dell’orgoglio del lusso, poi iniziano una schermaglia amorosa, pur con parecchi pregiudizi reciproci, per coronare infine a giuste nozze.

Se l’e-commerce rappresenta oggi un segmento in grande crescita per il settore, la sfida più importante è legata alla capacità di sviluppare una gestione integrata di tutti i canali e touchpoints, online e offline, con il cliente finale. In una relazione che, come in ogni buon matrimonio, sia proficua, duratura e (economicamente) sostenibile nel tempo.

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