Dare spazio al network: connettere idee e territori. Intervista a Davide Dattoli.

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04 Ott
04/10/2017
Foto del profilo di Giacomo Marchesini

by Giacomo Marchesini

SDA Research Fellow of Strategic and Entreprenurial Management

Davide DattoriImmaginate di poter mettere a sistema la conoscenza, la creatività e la forza innovativa delle principali città di tutta Europa, da Milano a Barcellona, da Cosenza a Bucarest, attraverso un network di relazioni e di spazi di lavoro in cui migliaia di talenti possano viaggiare, collaborare, connettersi e contaminarsi.
Un vero e proprio distretto europeo dell'innovazione: questa è la visione alla base di Talent Garden, rete di co-working campus ad oggi presente in 15 località in Italia e 4 in Europa, nata a Brescia nel 2011. I campus offrono spazi di lavoro, sale meeting, aule e aree di svago e relax. Gli “abitanti” sono freelancer, innovatori, startup, scrittori, scienziati, imprenditori, designer, filosofi, etc. 

Insieme a Davide Dattoli, CEO e co-fondatore di Talent Garden, approfondiamo la storia, il modello di business e le principali sfide di una delle realtà più dinamiche del panorama delle startup italiane.

Raccontaci come è iniziata la tua storia.

Ho sempre avuto una passione per la comunicazione digitale. Nel 2008, appena iscritto alla facoltà di economia, allo sbarco di Facebook in Italia, con un gruppo di amici avevo cominciato a cimentarmi a costruire pagine Facebook per aggregare persone con interessi simili. L’anno successivo Condé Nast ci chiese di aiutarli a sviluppare la loro presenza sul neonato social media. Eravamo tre ventenni ma le grandi aziende iniziavano a contattarci perché avevamo sviluppato prima di altri una conoscenza approfondita di questi nuovi canali di comunicazione. Fondai quindi una agenzia, Viral Farm, alla quale dedicai quasi esclusivamente il mio tempo.
Dopo un anno eravamo in dieci e fatturavamo quasi 1 milione di euro, ma iniziava ad essere difficile trovare nuovo personale con competenze nel digitale. Fu in questo momento che iniziai a rendermi conto che in una città come Brescia esistevano molte realtà di freelancer o piccoli professionisti come noi, che però erano isolati e scollegati tra loro. C’era la necessità di fare sistema con il resto del territorio, di aggregarsi per riuscire a crescere, di facilitare il contatto con le persone, i capitali e i clienti. Volevamo costruire un piccolo distretto e siamo partiti con l’idea di condividere una scrivania. Nel frattempo avevo conosciuto un imprenditore bresciano, Gianfausto Ferrari, che, entusiasta dell’idea, fonda con me Talent Garden. Contattammo il Giornale di Brescia che ci dotò di una vecchia redazione sfitta e ci fornì qualche risorsa finanziaria per partire.

Qual era il modello di business iniziale?

Offrivamo uno spazio ad un canone agevolato e la possibilità di affittare una scrivania per un’ora, un giorno, un mese o un anno solo a persone che si occupavano di digitale e a creativi. Il valore aggiunto era dato dalla possibilità di disporre di un posto grande e bello per i piccoli professionisti, da utilizzare anche per incontri con i loro clienti, invece che andare al bar. Offrivamo la visibilità e la contaminazione. In poco tempo siamo arrivati a 50 persone a Brescia con una superficie di 750mq. Mi ero intestardito sul fatto che dovevamo partire con grandi dimensioni, perché era lo spazio che faceva la differenza e ti permetteva di creare il contesto adeguato per fare network.

Il valore differenziale della tua idea è quindi legato alla dimensione del network legato allo spazio affittato. Era fondamentale quindi crescere e replicare il modello in altre città. Come sei riuscito ad arrivare a 18 campus in 5 anni?

04 Growth 327-abIl giorno dell’inaugurazione del primo Talent Garden mi hanno contattato diversi amici che avevano agenzie di comunicazione simili alla mia in giro per l’Italia, dicendomi “Perché non apriamo TAG a Torino, a Padova, etc.?”. L'idea più immediata sarebbe stata quella di replicare direttamente il modello in altre città; abbiamo invece preferito crescere sfruttando delle partnership con imprenditori locali, in grado di abilitare nuovi network, attraverso un brand condiviso.
In questo modo in 5 anni siamo arrivati a 18 campus, duplicando anno su anno il fatturato, cogliendo l’onda di entusiasmo di chi voleva realizzare un TAG nella propria città. Oggi abbiamo 20 società, 8 di nostra proprietà (capogruppo, TAG Brescia, TAG Milano, TAG Torino, TAG Barcellona, TAG Roma e TAG Innovation School) e 12 in franchising.

Sei riuscito quindi a crescere in maniera scalabile senza aver bisogno di elevati capitali…

Esatto, ogni nuova sede è stata finanziata da soci locali. Con questo modello siamo riusciti a diventare il più grande network europeo per numero di campus. Nelle nostre sedi sono transitate startup come Uber quando è partita in Italia, Deliveroo e Tesla in 4 città in Europa. Per loro TAG rappresenta l'opportunità di accedere immediatamente al network locale e diventare rapidamente operativi.

people-network-11Cosa ha avuto TAG in più rispetto agli altri per giustificare questo sviluppo?

Tre fattori chiave: il posizionamento verticale fortemente legato alla comunità dei professionisti del digitale, la qualità dei membri e la qualità delle relazioni. Le nostre competenze non si concentrano sul real-estate, ma investiamo tantissimo in community management e in piattaforme per socializzare e convidividere le competenze. Cerchiamo di fare in modo che ogni membro sia in grado di estrarre il maggior valore dal network.

Questo però è un mercato con un modello di business semplice e bassissime barriere all’ingresso, quale è la vostra sfida?

È vero, è un mercato in rapida crescita; si stima che il 30% degli spazi lavoro a livello mondiale diventerà un coworking. La concorrenza, soprattutto all’estero, è estrema. La mia sfida è l’Europa.

Come vi state muovendo?

Dal punto di vista della domanda, abbiamo una lunga lista d’attesa. Il nostro problema è primariamente far crescere gli spazi. I competitor europei si concentrano soprattutto su singole città di grandi dimensioni, come Berlino, Londra e Amsterdam. Questo a noi da l'opportunità per "attaccare" altre aree di differenziandoci per la dimensione del network. L’importante è arrivare primi in una città con delle dimensioni importanti per sviluppare il network.

Qual è stata lezione più importante che hai imparato, da imprenditore?

L'importanza di fare sistema, di guardare prima di tutto allo sviluppo della rete rispetto all'interesse dei singoli. Il nostro modello di crescita legato alla partnership con altri imprenditori locali ci permette di sviluppare il sistema, integrare le filiere e connettere territori e, così, di generare valore aggiunto.

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