Restare o andare? Il dilemma dell’Italia under 35. Intervista a Giovanna Castelli

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30 Set
30/09/2015
Foto del profilo di Lucia Paladino

by Lucia Paladino

SDA Lecturer of Strategic and Entrepreneurial Management

IMG_1874_Snapseed30 anni, il cuore e l'anima metà italiani e metà messicani, curiosa, osservatrice, aperta e determinata: così si descrive Giovanna Castelli. Giovanna ha frequentato e concluso, nel 2009 con il massimo dei voti, il Master of Science in International Management in Bocconi iniziando l’esperienza lavorativa come e-commerce manager in Vodafone Italia. Oggi è account manager di Google a San Francisco. Vediamo cosa l’ha portata in America e quali sono stati i cambiamenti nella sua vita professionale in questi sei anni.

Cosa ti ha spinto ad andare all'estero?

Non c'è un’unica motivazione che mi ha spinto a cambiare, a cambiare lavoro e paese.
Dopo tre anni in Vodafone Italia nella stessa posizione professionale, sentivo che avrei voluto provare qualcosa di nuovo. Grazie a Vodafone, una azienda aperta allo sviluppo dei nuovi talenti in cui ero entrata con un graduate program e a un buon punteggio negli assessment aziendali, mi trovavo nella rosa dei candidati che potevano partecipare al programma Columbus, un periodo di rotation internazionale di due anni promosso internamente per favorire la mobilità dei giovani talenti. Fu così che partii per Dublino, una nuova città, un nuovo paese, un nuovo mondo da scoprire. Ero molto soddisfatta perché l'azienda per cui lavoravo mi offriva la possibilità di un cambiamento di ruoli e città, fatto che non capita molto di frequente soprattutto di questi tempi.

L'esperienza dublinese mi aiutò a crescere professionalmente e a chiarirmi le idee sul mio futuro. Compagni di università e di programma CEMS (Global Alliance in Management Education), che avevo incontrato a Dublino e che avevano condiviso con me le loro esperienze, mi aiutarono a capire cosa avrei dovuto fare in quel momento, già di cambiamento ma che ancora non mi soddisfaceva appieno.
Dopo sei mesi ero in Google Irlanda. Poco dopo il passaggio da Google Irlanda a Google US, con due motivazioni: la prima personale, il mio fidanzato aveva da poco intrapreso un’avventura imprenditoriale in USA e la seconda professionale, andare alle origini della compagnia per cui stavo lavorando, nella Silicon Valley, per inseguire il mio sogno americano.

Cosa significa vivere all'estero per un italiano? Quali sono le difficoltà che si possono incontrare lungo il cammino?

globoQuando si vive all’estero ti rendi conto di quanto la bellezza in Italia sia un fatto quotidiano, la cultura e la propensione all’eleganza che ci circonda in Italia, all’estero sono quasi totalmente assenti.
In Italia si sta bene insieme, c’è la cultura del cibo, sappiamo goderci la vita e vivere in belle città che traspirano storia e passione. All’estero, almeno nei paesi di matrice anglosassone che ho potuto visitare, si lavora e poi si sta all’aria aperta, si fa sport e si beve con gli amici.
Una difficoltà concreta è la lontananza dalla famiglia, c’è sempre un pezzettino di “casa” che lasci indietro e che ti manca. Stare all’estero significa però anche vivere ad un’altra velocità, con una burocrazia snella e non punitiva, dove i sogni diventano più velocemente realtà.

Raccontaci cosa significa lavorare nel mondo della tecnologia e dell’innovazione.

Lavorare per Google è davvero fantastico, soprattutto per le opportunità che vengono date a tutti, proprio tutti, i dipendenti. Google è una azienda poco gerarchica, dove il 20% del tempo di lavoro può essere dedicato a progetti diversi da quelli derivanti dal proprio ruolo in azienda. Così in Google sono nate grandi idee che oggi vengono usate da milioni di utenti al giorno.
Il fallimento, nelle aziende americane non è una macchia indelebile sul proprio curriculum ma il segno di una crescita, di averci provato. In Google si punta, in ogni soluzione, alla semplicità e al lavoro di gruppo in cui il fulcro delle relazioni è basato sulla fiducia.

Solo l'estero rappresenta un’opportunità per un giovane italiano under 35?
O esiste una terza via, in cui anche in Italia si possa costruire una realtà serena e fiduciosa nel futuro?

La terza via esiste, diversi amici in Italia hanno intrapreso strade professionali brillanti e autonome. Per esempio, Manebì, due amici che hanno saputo cavalcare l’onda della moda per le espadrillas per creare una loro collezione e un loro marchio. Ma per riuscire a costruire in Italia realtà imprenditoriali le difficoltà sono maggiori che all’estero, se devo fare anche un semplice confronto tra l’aprire una società all’estero o aprirla in Italia quello che vedo è che a Dublino lo si può fare in un’ora e in un clic. Rimanere in Italia per un giovane può significare dover impiegare molto più tempo e molta più fatica per mettersi in gioco.

Quali consigli daresti a un giovane italiano che vorrebbe fare la tua esperienza e trasferirsi all'estero?

Passaporto-italianoSicuramente consiglio di iniziare con una prima esperienza in Europa, dove le differenze culturali non sono enormi e gli aspetti burocratici sono velocemente risolvibili. Per approdare negli USA è meglio lavorare per una azienda americana in Europa, diventerà più facile chiedere il trasferimento dopo essersi fatti conoscere. Durante l’università si può (ormai è praticamente un imperativo per tutti) iniziare comunque questo cammino internazionale, facendo stage in aziende straniere oppure scegliendo corsi di laurea in lingua inglese, come il mio.

Queste esperienze potranno essere un sicuro trampolino di lancio per la propria crescita in ambito internazionale. Non dovremo però allontanarci completamente dalla nostra nazione, dai nostri amici e dai luoghi dove siamo cresciuti. Consiglio a chi vorrà trasferirsi all’estero di mantenere i contatti con l’Italia, a non rinunciare mai all’idea che un giorno la nostra esperienza di italiani all’estero possa essere il punto di partenza per ritornare a creare una Italia dove non solo sia possibile stare bene immersi nella bellezza e nella cultura, ma si possa stare bene anche nel mondo del lavoro, creando opportunità in maniera flessibile e meritocratica.Naturale conseguenza della domanda precedente è:

Pensi di tornare?

L’America per me non ha una data di scadenza, mentre Dublino l’ho sempre vissuta solo come un posto di passaggio. Un giorno sicuramente tornerò ma non nel breve termine. Considero l’America una esperienza che mi potrà arricchire e consentire una nuova crescita. Tornerò anche perché in Italia si sta bene.

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