Il sentiment delle aziende italiane: segnali di fiducia

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20 Feb
20/02/2015
Foto del profilo di Guia Beatrice Pirotti

by Guia Pirotti

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

Che aria tira in Italia? Le aziende sono soddisfatte di come stanno andando le cose? Come andranno i prossimi mesi? Lo abbiamo chiesto a 636 manager e imprenditori con la prima rilevazione del "Business Index", l'indicatore di sentiment delle aziende italiane sviluppato dal team Guia Pirotti, Nicola Misani e Paola Varacca Capello di SDA Bocconi*. La sensazione generale è quella di un cauto ottimismo, in cui si crede ancora possibile fare impresa in Italia e in cui è la situazione politica – non quella di business - a creare le maggiori perplessità per il futuro. Un po’ diversa la situazione del settore moda, a cui è stato dedicato un approfondimento specifico. Gli addetti al settore si considerano abili nel presidiare stile, creatività e qualità, ma esprimono un giudizio negativo sulla domanda interna. Vediamo in dettaglio come è stato costruito l’indice e quali sono stati i principali risultati dell’indagine.

Come viene misurato l'indice

Analysis_2_1 4L’indice. L’indice è stato calcolato elaborando le risposte di un breve questionario volto a mappare e misurare il grado di fiducia di imprenditori e manager circa lo stato di salute delle aziende, sia nel presente, sia per i sei mesi successivi. Le domande principali riguardavano la situazione competitiva, la propensione ai nuovi investimenti e la disponibilità ad assumere nuovo personale. Altre domande approfondivano il contesto macro-economico e politico italiano. Il focus sulla moda, in quanto settore cruciale per il Made in Italy, è stato realizzato con un contributo dell'associazione di settore Sistema Moda Italia (SMI).
Il sentiment, misurato nell’arco di un trimestre, da ottobre a dicembre 2014 con proiezione nei primi mesi del 2015, è stato costruito tramite un indicatore sintetico che può assumere valori compresi tra 0 (completo pessimismo) e 200 (completo ottimismo); 100 rappresenta la soglia dell'ottimismo.

Un cauto ottimismo. In Italia c'è ancora spazio per un cauto ottimismo da parte delle imprese. Il valore dell’indice in questa prima rilevazione è 103,83, che indica un prudente sbilanciamento verso l’ottimismo.

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I risultati: le aziende italiane

E' ancora possibile fare business in Italia. Il dato incoraggiante è quello che vede il 66% dei manager e imprenditori italiani dichiarare che fare impresa in Italia è ancora possibile. Il 71% del campione non ha intenzione di delocalizzare tutte o parte delle sue attività all’estero. La diffusione di un fenomeno come il reshoring lo dimostra ampiamente.

La preoccupazione più grande. La preoccupazione più grande non ha a che fare con quanto avviene all'interno delle aziende. Oltre il 60% del campione intervistato dichiara che i maggiori vincoli e limiti per il futuro del business derivano dal macro contesto, da una situazione politica vissuta come fonte di incertezza e non come occasione per la risoluzione di problemi concreti.

Analysis_2_1 3Le piccole/medie imprese sono più ottimiste. Rispetto ad una prospettiva dimensionale, le PMI (meno di 250 dipendenti) registrano un sentiment più alto, pari a 106,76, contro il 100,89 delle imprese più grandi. Il dato pare confermare una superiore flessibilità e capacità di reazione delle PMI italiane in un ambiente avverso e segnato da incertezze. Ciò è ribadito da una maggiore propensione di queste ultime ad investimenti (sentiment 127,36, contro 114,47 delle grandi imprese) e a nuove assunzioni (105,97 contro 94,65). Inoltre il 67,5% delle PMI dichiara che è ancora possibile fare business in Italia (contro il 64,9% delle imprese più grandi) e solo il 20,1% progetta di portare la produzione all’estero (37,5% per le imprese più grandi). Fra le figure organizzative, gli imprenditori sono i più ottimisti (113,65), contro una media di 102,21 per i manager.

I servizi vedono rosa. Se si guarda alla scomposizione settoriale, il sentiment è più alto nei servizi (110,78) che nel manifatturiero (100,54). Nonostante la maggiore dipendenza delle aziende dei servizi dalla domanda nazionale, questi settori potrebbero essere visti come più protetti dalla competizione e caratterizzati da maggiore stabilità. Una scomposizione più dettagliata indica che le utilities registrano il massimo sentiment (122,86), seguite dagli altri servizi (112,37) e dal settore automobilistico e dall’industria pesante in genere (105,89). Lievemente sopra il 100 anche il valore delle costruzioni (101,69). L'indice è sotto 100 per tutti gli altri settori manifatturieri, oltre che per le aziende del settore pubblico o non-profit (94,23) e per le banche e i servizi finanziari (92,42).

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La prospettiva delle aziende del fashion

L’approfondimento sul sistema della moda (tessile-abbigliamento, scarpe e pelletteria, accessori), che ha riguardato 167 aziende, vede un sentiment di poco superiore al 100 (100,37), ma rivela sensazioni molto negative sulla domanda interna, con un valore di solo 16,77 per l’oggi e di 59,04 per la proiezione a 6 mesi. Migliore, ma non entusiasta, il giudizio sulla domanda dall’estero: 91,52 oggi e 116,97 a sei mesi.

Le risposte rivelano, inoltre, che le aziende della moda ritengono di presidiare con successo i valori tradizionali dello stile, della creatività e della qualità (sentiment di 119,51), mentre ammettono debolezze nei sistemi manageriali (53,01) e nella disponibilità di manodopera qualificata (55,28). Fra le richieste nei confronti dello Stato, quelle più diffuse sono l’abbassamento delle tasse (indicate fra le due principali priorità dal 62,3% delle aziende), la lotta alla contraffazione (36,5%), lo snellimento della burocrazia (31,7%). E’ invece ritenuto poco importante il sostegno pubblico alle esportazioni (8,4%).

Fra le strategie di crescita, le imprese della moda prediligono la crescita organica (indicata dal 49,3% del campione) e le alleanze (44,4%), che minimizzano il rischio di perdita del controllo della proprietà. Vi è resistenza, invece, verso le ipotesi di vendita a grandi gruppi (15,3%) e la quotazione in Borsa (20,8%). Tra i temi strategici emergenti si nota una forte attenzione verso l’e-commerce e la gestione del prodotto.

*Si ringraziano l'Area Strategia e Imprenditorialità e la CDR - Claudio Dematté Research di SDA Bocconi School of Management per il supporto all'iniziativa.

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