Wine democracy: fare impresa per innovare nel vino

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06 Mag
06/05/2015
Foto del profilo di Sara Mitterhofer

by Sara Mitterhofer

Research Fellow of Strategic and Entrepreneurial Management

 “Tutti i cittadini fanno del bene all’umanità ogni volta che bevono un buon bicchiere di rosso.”

AlessandraQuartaCosì, il sesto articolo del Manifesto per una democrazia del vino chiude una serie di slogan per fare del mondo del vino un settore che non conosce età, generi e conformismi. La wine democracy nasce dall’idea di Alessandra Quarta, imprenditrice vitivinicola 25enne dallo spirito cosmopolita. Lei, origini leccesi, cresciuta tra Como, gli Stati Uniti e l’Andalusia, laureata in Bocconi, collaboratrice per l’Unesco a Roma e poi per l’Inter-American Development Bank in Colombia e Bolivia, ha sempre avuto l’ambizione di voler dare un suo contributo al bene comune.
Lo fa in Manduria, tramite il Qu.Ale - un vino di qualità alla portata di tutti – convinta che il vino sia un prodotto che ha una valenza stupefacente, basta un bicchiere per essere felici.

Perché la decisione di tornare alle tue origini, nel Salento?

Per me si è trattato di riaprire un capitolo intimo, mio, che riguardava la mia infanzia e le mie radici. Era l’estate del 2009, avevo da poco terminato l’esperienza all’Unesco e mi mancavano 3 mesi all’inizio del Master. Inizialmente, ero tornata in Puglia per dare una mano a mio padre, un biotecnologo che all’apice della propria carriera ha abbandonato un mondo troppo legato alla finanza per tornare alle proprie passioni – le vigne salentine. Passati i 3 mesi e convinta che ormai facevo parte di un progetto, non me ne sono mai più andata. Forse è stata una scelta controcorrente, ma guardando indietro è stata sicuramente una scelta giusta.

Cosa significa fare impresa in un settore tanto tradizionale e al Sud?

Certamente ci sono molti ostacoli da superare. Per mio padre, venendo da una cultura da multinazionale, fare impresa al Sud è stato davvero difficile. Ci siamo scontrati molte volte – contro tutti e contro noi stessi. Ci sono state molte resistenze culturali e ambientali. Ci sono delle regole tacite da rispettare che non si imparano dai libri, ma immergendosi nella cultura locale. Come ultimi arrivati eravamo sottoposti a un costante scrutinio.
Il settore predilige storie antiche – tutto si basa su una certa suggestione e da storie consolidate, dove si parla di generazioni che si tramandano terreni e sapienze. La nostra è un’impresa nuova e moderna, volta allo sviluppo internazionale e all'efficienza.

Il fatto di essere una giovane imprenditrice ti ha ostacolato?

Vorrei precisare che io non sono imprenditrice di beni, sono semplicemente un’imprenditrice di me stessa. Ho deciso di dedicarmi e di dedicare tutto quello che ho a questa azienda. Certamente non è stato facile. Mi sono dovuta scontrare con una mentalità maschile e molto tradizionale. Mi ero promessa di rimanere per fare un qualcosa di diverso – un progetto per sfidare le regole e trovare una nuova chiave di lettura per le logiche di questo settore. È così che nasce l’idea di vino democratico – il Qu.Ale.

vignetoCi spieghi meglio cosa si intende per vino democratico? Cos’è il Qu.Ale?

Un vino democratico è un vino per tutti – alla portata di tutti in tutti i termini. Avevo in mente di dargli uno stile molto giovane e vicino alla mia sensibilità. Avevo l’esigenza di innovare questo ambito per dare l’opportunità a sempre più giovani di lavorarci.
In un Paese come l’Italia, dove tutti i giorni nasce una nuova cantina, bisogna avere il coraggio di osare e mettere in discussione i paradigmi esistenti per sopravvivere.
Ho iniziato a farmi delle domande: Quale vino produrre? Quale etichetta? Quale tutto... Questo leitmotiv è diventato calzante, sia in termini di marketing che in termini di identità (essendo le iniziali del mio nome).

E così che nasce il Qu.Ale – un vino di qualità che rimane alla portata di tutti in termini di prezzo. E’ un vino che non si dà arie, che non partecipa ai concorsi, esterno al mondo dei “bicchieri” da vincere.E’ un vino che fa bene all’azienda, ma fa bene a tutti perché se lo possono permettere. C’è un processo democratico tramite cui ogni consumatore può scegliere tra quattro organizzazioni no profit alle quali donare il 5% del ricavato della bottiglia acquistata. Infine, anche il packaging ha piccole accortezze per rendere il vino il più possibile sostenibile per l’ambiente.

Cosa si fa per innovare le logiche di un settore come quello del vino?

bottiIo vedo un’iper-formalità nelle degustazioni, nella comunicazione, nei calici di vino, etc. Volevo che il Qu.Ale fosse un vino da festa, consumato dai giovani durante i festival alternativamente alla birra e ai cocktails. Tuttavia, non si tratta di un prodotto da sagra – si presenta imbottigliato, prodotto da un’azienda che ha una certa reputazione e quindi garantisce qualità.

Una tra le tante iniziative che si sposa perfettamente con la mia idea è quella del Caràvin – un progetto di vino itinerante che unisce solo produttori under30 a bordo di un wine truck. Anche i nuovi canali di comunicazione, i social, hanno un potere evocativo enorme e possono facilitare il raggiungimento della sfera emotiva e rievocarla nelle persone. Sui social, io ho messo in gioco la mia immagine. All’inizio ho avuto delle resistenze. Non è facile dare tutta te stessa essendo soggetta a valutazioni e condivisioni. E’ difficile, ma mantenendo dei principi e dei valori saldi si può fare.

Qual è la tua visione aziendale? Cosa promette il futuro del Qu.Ale?

L’idea è che il Qu.Ale sia soltanto il primo esponente di un movimento. Infatti, il claim è “more than a wine, the beginning of a movement”. Insieme ai miei collaboratori, abbiamo ideato e scritto un Manifesto per una democrazia del vino. La mia volontà è che questi principi possano essere raccolti e adottati anche da altri giovani agricoltori, che facciano loro la logica di produzione e commercializzazione democratica.

Dove ti vedi tra dieci anni?

Vorrei da un lato continuare a fare crescere e prosperare l’azienda di famiglia, dall’altra, visto che sono sempre stata molto attratta dalle organizzazioni attive nel sociale, mi stimolerebbe molto entrare a far parte in maniera attiva di un consorzio di tutela. Credo che il Sud nasconda delle opportunità immense, soprattutto in questo settore. Io vorrei battermi per il territorio e cambiare molte cose. Spero che in 10 anni io possa ritrovarmi coinvolta in qualcosa che sta facendo la differenza per la comunità intera e non solo per la nostra azienda.

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