Innovare nel Banking: ripartire dalle Start-up. Intervista a Giusy Stanziola

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04 Mar
04/03/2015
Foto del profilo di Guia Beatrice Pirotti

by Guia Pirotti

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

GiusyIl digitale sta cambiando il modo di fare banca. Nuovi provider, dalle grandi aziende del digital alle start-up, uniscono competenze in ambiti differenti volte a formulare modelli di business innovativi spesso assimilabili a quelli bancari; la consulenza al cliente si può fare anche online; i big data consentono a grandi aziende digital di avere un vantaggio nella raccolta e segmentazione delle informazioni; i mobile device sono all’origine delle innovazioni, soprattutto nel sistema dei pagamenti; la scelta delle forme di pagamento e la scelta degli operatori (a volte diversi da quelli bancari tradizionali) sono diventate arbitrarie.
La crescente competizione che ne deriva potrebbe comportare un’erosione della rilevanza e della quota di mercato delle banche che non saranno in grado di implementare soluzioni innovative al passo con i nuovi trend tecnologici.

Esistono molte risposte alla domanda di come si possano organizzare i processi di innovazione nel settore bancario. La strada seguita da alcuni è quella dell'innovazione interna. Avere, tuttavia, al proprio interno tutte le competenze necessarie diventa complesso.

La creazione di incubatori e acceleratori sembra essere una strada in grado di garantire alle banche innovazioni veloci, flessibili, più economiche dell’investimento in R&D e una risposta efficace ai diversi cambiamenti nelle tecnologie e nei modelli di business, oltre che un fenomeno in via di sviluppo. In Italia, per citarne alcuni, abbiamo l’esempio di UniCredit, Banca Intesa, Banca Sella che stanno investendo in start-up con strutture orientate all’open innovation.
Lo scopo è solitamente duplice: da una parte sostenere e sviluppare l’innovazione ad ampio raggio, dall’altro testare se le innovazioni prodotte e pensate dalle start-up possono essere applicate alla singola realtà bancaria e inglobate internamente.

Ne parliamo con Giusy Stanziola di UniCredit, UniCredit Start Lab - Territorial & Sectorial Development Plans, per capire con lei quali obiettivi hanno portato alla creazione di Start Lab e quali sono le logiche di fondo e i meccanismi organizzativi che lo contraddistinguono.

Cosa sta cambiando nel modo di fare banca?

Non è più la banca al centro, ma il cliente al centro. La banca deve essere aperta. I servizi devono essere disponibili sempre e non solo dalla filiale. Le nuove generazioni in filiale ci vanno molto poco. Se si vuole stare al passo con gli altri operatori bancari, e anche non bancari che si stanno affacciando in questo mondo, è importante ripensare totalmente il modello di prodotto e servizio della banca.
La banca deve essere rapida, si devono snellire le procedure. Le filiali possono essere pensate in modo totalmente nuovo sia dal lato di design sia dal lato dei contenuti, basta vedere quella in Piazza Gae Aulenti a Milano in cui ci sono postazioni per interagire via chat con gli esperti e in cui il cliente è vicino al consulente e non davanti, per consentire un maggiore dialogo e interazione e condividere contenuti.

Perché pensare ad un modello di open innovation, perché un acceleratore per UniCredit?

Non rientra nel DNA della banca fare innovazione in questo modo. E’ stato un passaggio graduale, dal 2009, anno in cui è nato UniCredit Start Lab – che prima si chiamava il Talento delle Idee – ad oggi. La banca cosi com’è oggi si deve rinnovare se vuole sopravvivere. Non si hanno all’interno tutte le capacità innovative necessarie per stare al passo con i tempi.

Quali obiettivi vi siete posti nella creazione di Start Lab?

Innovation-DefinitionLa banca si occupa di innovazione con un commitment altissimo e lo fa essenzialmente per due ordini di motivi: sostenere, da una parte, la nuova imprenditoria nel sistema Paese e, dall’altra, offrire ai clienti un servizio a valore aggiunto. Le start-up possono essere una modalità di contaminazione, di open innovation soprattutto con i nostri clienti corporate.
Questi obiettivi vengono raggiunti con un approccio multisettoriale perché i nostri clienti sono di tutti i settori. Abbiamo, quindi, la parte ICT, web e digital, il clean tech, il lifescience, l’innovative Made in Italy oltre che una sezione specifica dedicata al financial technology (fintech) che rientra nel “Fintech Accelerator”, volta allo sviluppo di prodotti e servizi bancari. 

Come funziona lo Start Lab?

Noi partiamo dallo scouting di start-up innovative. Raccogliamo le idee di start-up già costituite – da non più di 4 anni – o in fase di costituzione, richiediamo loro una serie di documentazioni per avere più elementi su cui impostare una valutazione. In base alla documentazione fornita, selezioniamo le start-up in due step.
In un primo step valutiamo la start-up in base ad un modello preciso di scoring che considera, tra gli altri criteri, l’innovatività dell’idea, le potenzialità di mercato, il team, i financials. Nella prima call abbiamo avuto 783 progetti.
Dopo questo primo screening, le start-up ritenute migliori, per ognuno dei settori di riferimento, vengono presentate in commissioni verticali composte soprattutto da membri esterni (per lo più tecnici e imprenditori). Le commissioni hanno il duplice obiettivo di favorire la contaminazione tra start-up e corporate, da una parte, e di fornire un parere di business sulle soluzioni che andiamo a ritenere a più alto potenziale. L’idea è che in ogni commissione ci siano i massimi esperti del settore che possano andare a dire la loro sulle migliori idee da selezionare.
Dopo questo secondo screening, l’imbuto si stringe parecchio e dalle 783 realtà di partenza andiamo a selezionare circa 50-60 idee. Viene identificato un primo, un secondo e un terzo posto per ogni commissione, ma diciamo che per noi tutte quelle che vengono identificate dalle commissioni hanno alte potenzialità di sviluppo.

Cosa offrite alle start-up?

Per ogni settore c’è un piccolo grant in denaro e – grossa novità di quest’anno – la banca può entrare nell’equity della start-up in co-investimento con terzi. Per ogni start-up offriamo, inoltre, un gestore start-up UniCredit di supporto per tutte le questioni bancarie (es. Fondo Centrale di Garanzia per le start-up) e un pool di mentor nazionali e internazionali. Il mentor si impegna ad incontrare la start -up in modo gratuito almeno 4 volte all’anno e mette a disposizione le sue competenze e il suo network.

Nel pacchetto ci mettiamo anche 10 giorni di formazione. Il taglio è molto concreto, cerchiamo di dare alle start-up tutti gli elementi utili per fare impresa. Coinvolgiamo una serie di partner esterni per fare formazione. Ogni giorno c’è un testimonial, un imprenditore, una start-up di successo che racconta ai novelli start-upper che cosa ci si può aspettare e come si può fare il mestiere. Facciamo leva anche sulla piattaforma di contatti che la banca ha. Lo facciamo mixando mondo corporate e start-up in eventi dove tipicamente invitiamo una decina di start-up di un determinato settore (lo abbiamo fatto a ottobre con il life science) che presentano le loro idee ad una trentina di corporate (AD, responsabili R&D).
In un paio d’ore, i corporate hanno una carrellata delle start-up e ognuno ci restituisce un form in cui ci dice su chi vorrebbe fare degli approfondimenti o organizzare un meeting one-to-one. Su 10 start up e 30 corporate abbiamo avuto circa 50 richieste di follow-up e, in questi mesi, stiamo organizzando i meeting successivi.

La banca ha poi un focus sulle start-up fintech, seguita dal braccio tecnologico di UniCredit. Esiste uno spazio in Corso Sempione in cui vengono selezionate 4 start-up le cui soluzioni possono essere implementate dalla banca stessa con un percorso ad hoc. Obiettivo in questo caso è inglobare le competenze e capire se tali competenze possono avere un valore rispetto alle infrastrutture stesse della banca.

Quali sono le start-up più innovative che avete sostenuto?

Sentiamo ancora le start-up nate nel 2009. Ne dovrei citare molte, ma tra le tante cito la società bresciana Sanispira che fa filtri nasali per trattenere le polveri sottili e Neuronguard che offre soluzioni per pazienti affetti da danni cerebrali e che sta avendo numerosi riconoscimenti in questo periodo.

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