Start-up: il coraggio aiuta gli audaci. L’intervista a Francesco Rieppi.

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22 Lug
22/07/2014
Foto del profilo di Sara Mitterhofer

by Sara Mitterhofer

Research Fellow of Strategic and Entrepreneurial Management

Giovani, carini e...preoccupati. Chi oggi ha meno 35 è cresciuto - almeno rispetto a generazioni precedenti - in un contesto di benessere, ma si è dovuto confrontare con l'asprezza di una crisi che ha reso molto più complesso l'accesso al mondo del lavoro e rischia di minare sostanzialmente le prospettive di crescita futura. Un dato su tutti: il tasso di disoccupazione giovanile che dal 2008 al 2014 è passato dal 21% al 43%.
Nonostante le grosse difficoltà, non mancano i segnali incoraggianti: da chi ha saputo realizzare con resilienza e inventiva la propria crescita professionale in Italia, ai numerosi percorsi di successo sviluppati all'estero (con la speranza di un rapido ritorno in patria), dai neoimprenditori nati dal fermento del movimento delle startup, alle nuove generazioni che hanno saputo innovare all'interno delle aziende familiari.
La rubrica "Audaces Iuvenes" che inauguriamo con questo articolo, nasce con l'obiettivo di approfondire come la generazione under 35 stia affrontando l'attuale momento storico e economico, le sfide e le opportunità di chi crede e scommette sul proprio futuro e sul rilancio del nostro sistema paese.

RieppiPartiamo dallo scenario delle start-up, con un'intervista a Francesco Rieppi, co-fondatore e CEO di Spotlime, un servizio di aggregazione e selezione di eventi personalizzati per i gusti degli utenti, che permette di prenotare e acquistare i biglietti direttamente dal proprio smartphone. La start-up nata a Natale del 2013, dopo aver riscosso un notevole successo tra gli utenti, ha raccolto un finanziamento di 200.000 Euro da IBAN (Italian Business Angel Network) attraverso il quale conta di espandersi a livello nazionale e internazionale.


Spotlime è solo una delle tante realtà che va a comporre un panorama che oggi conta oltre 2.200 neoimprese innovative (dati MISE), più di 130 tra incubatori, acceleratori e investitori istituzionali e un numero in costante crescita di iniziative dedicate. Per quanto queste nuove realtà imprenditoriali debbano ancora dimostrare il loro potenziale attraverso risultati concreti sul campo (solo il 0,8% di tutte le start-up nate tra il 2007 ad oggi ha sviluppato un fatturato annuo superiore al milione di euro), si tratta di un fenomeno di rilievo, in particolare in un paese come il nostro, oggi caratterizzato da bassi tassi di natalità aziendale.

Lo start-upper si distingue perché preferisce costruirsi un proprio futuro scommettendo tutto sulla creatività, l’ingegno e l’innovazione piuttosto che inserirsi in una casellina prefabbricata. Cos’è per te l’innovazione?

L’innovazione è la capacità di cambiare le regole del gioco esistenti, di rompere degli schemi radicati e reinventarli.

Com’è nata l’idea di Spotlime e in cosa questa idea rappresenta una novità?

EventiSpotlime nasce dall’esperienza di lavoro all’estero, da brevi e frenetici ritorni a Milano e dalla voglia di costruire qualcosa di proprio. Nasce dal tornare i weekend e ritrovarsi sempre negli stessi posti e con gli stessi personaggi a fare la solita serata sfuggendo all’incertezza di provare qualcosa di nuovo rischiando il sold-out o la prenotazione mancante.
É da qui che nasce l’avventura mia e di Francesco De Liva, l’altro fondatore. All’inizio abbiamo sondato il terreno per capire se l’idea potesse interessare i potenziali utilizzatori. Quindi siamo andati di porta in porta, da un organizzatore all’altro, presentando un prototipo dell’app, e siamo tornati a casa con contratti firmati. Anche l’analisi del potenziale ci sembrava soddisfacente visto che spesso una parte rilevante dei biglietti di eventi rimane invenduta. Ci siamo detti “OK, buttiamoci”.

Quali sono gli ostacoli più grandi nel trasformare l’idea in qualcosa di concreto?

Sicuramente raccogliere i finanziamenti. Sono poche le start-up che non hanno bisogno di soldi o riescono ad autofinanziarsi. E Milano non è dinamica come Berlino, Londra o San Francisco.
La seconda difficoltà è costruire un team e iniziare a crescere - le 5-10 persone che scegli per arrivare al lancio del prodotto ne possono determinare il successo. Se assumi la persona sbagliata perdi un mese di lavoro e per una start-up un mese è troppo tempo.

Il panorama delle start-up è ormai animato da innumerevoli bandi e competizioni e il numero di partecipanti sta crescendo in maniera esponenziale. Voi avete vinto la business plan competition “IT CUP” di registro.it che vi ha portato a San Francisco. La vittoria è stata determinante per far partire Spotlime?

teamE’ stata importante, ma non direi determinante. Andare a San Francisco, in una delle più stimolanti scuole al mondo dedicate alle start-up, è stato sicuramente interessante e utile. Ciò che è davvero fondamentale è il team. Il resto è secondario. Certe cose ti aiutano, certe cose ti aiutano tanto (avere un buon finanziamento ti aiuta tantissimo), ma il cuore sono le persone.

Qual è il segreto per costruire il team giusto?

Trasmettere sempre e continuamente la visione d’insieme e dimostrare che il lavoro di ognuno è determinante. Poi certo, non esiste una formula magica. Il difficile non è trovare persone che vogliano lavorare in una start-up - Il difficile è trovare le persone giuste. Si va per tentativi.

Come mai la scelta su Milano? La scommessa sull’Italia, paese sicuramente rischioso su cui scommettere?

È stata una scelta di senso principalmente economico. In Italia non c’era nulla di simile a Spotlime. C’erano degli aggregatori che mettevano insieme qualsiasi cosa, dal brunch adatto ai bambini al mercato di quartiere equosolidale, ma mancava un selezionatore di eventi di nicchia adatti a un pubblico giovane. Inoltre conoscere totalmente un territorio, la sua lingua e le sue culture è fondamentale per studiare un buon piano di vendite e di marketing.

Quali consigli daresti a un giovane che vuole lanciare la propria start-up o comunque intraprendere la strada dell’imprenditorialità?

Innanzitutto gli direi di non aver paura e di “lanciare” la propria idea. Spesso si perde molto tempo per pianificare il tutto nei minimi dettagli. È normale avere dei dubbi sulla qualità del prodotto prima del suo lancio. In parte ciò è giustificato: i feedback che si ricevono contribuiranno a migliorarlo poco alla volta. Bisogna imparare a rischiare e approfittare delle occasioni che si presentano.
Il secondo consiglio che mi sento di dare è di parlare con il maggior numero di persone possibile, dagli esperti del settore ai finanziatori. Gli advisor, in particolare, aiutano ad accelerare il percorso di crescita.
Il terzo consiglio, come accennato prima, è quello di investire tanta pazienza ed energia nel crearsi una squadra forte e pronta alle sfide. Coinvolgere persone per la fretta o perché sono amici, persone che non condividano la tua visione al 100%, può diventare molto rischioso.

risk

Prima di lanciare Spotlime hai fatto diverse esperienze. Hai iniziato come ricercatore allo IEFE in Università Bocconi, poi hai fatto l’esperienza in Barclays, in BCG, sei stato associato in un fondo di Angel Investor a Berlino. Hai 27 anni - “da grande” dove ti vedi?

Al momento mi concentro sul breve periodo con l’obiettivo di portare Spotlime a realizzare il potenziale atteso. Per quanto questo lavoro sia super-altalenante, l’adrenalina che comporta lo rende il più bello del mondo.

Cosa offre l’Italia ad un giovane come te?

L’Italia è piena di cose che non funzionano e una start-up serve per far funzionare cose che non funzionano. Di conseguenza, ci sono molte opportunità per un giovane imprenditore che ha voglia di migliorare le cose. Non sarei mai tornato in Italia per entrare in azienda, ma per lanciare la mia start-up, sì.

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