Se non hai Muti sul podio: leadership e disciplina all’esecuzione

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15 Gen
15/01/2014
Foto del profilo di Antonio Catalani

by Antonio Catalani

SDA Professor of Strategic and Entrepreneurial Management

Orchestra e azienda sono certamente ambiti che presentano molte similitudini e, come a volte succede quando si ricorre alle analogie, trasferendo da un campo all’altro si rischia di restare in superficie, colpiti dagli aspetti più visibili, trascurandone altri magari meno scontati, ma non meno importanti.  Avevo letto l’articolo di D’Ausilio da poco pubblicato. Certamente interessante, ma, insomma, che la leadership sia un aspetto rilevante nella gestione di persone e processi non mi era sembrata una grande scoperta.

Poi, rimuginandoci sopra, ho trovato nell’articolo un aspetto sul quale non credo si rifletta abbastanza, anche se certamente non è meno importante: la disciplina all’esecuzione.

I risultati dello studio

Nel loro interessante studio sperimentale gli autori hanno analizzato come si coordinano le interazioni che sono alla base dei principali comportamenti evolutivi. Per farlo hanno verificato quanto il direttore d’orchestra influenzi il comportamento dei musicisti e come questi interagiscano tra loro. In sintesi lo studio dimostra che:

  1. La qualità del risultato finale valutata in termini di apprezzamento estetico da parte di un gruppo di esperti è tanto maggiore quanto maggiore è l’influenza del direttore sui musicisti, mentre dipende molto meno dalla qualità del flusso di informazioni tra i diversi  musicisti.
  2. Ogni musicista, oltre alle specifiche competenze tecniche, deve avere chiaro il modello di direzione; deve riconoscerlo e sottostarvi per realizzare correttamente la struttura dell’esecuzione progettata. Questa capacità di accettazione è parte essenziale delle competenze di un’orchestra.
  3. Il musicista riceve informazioni dallo spartito, dagli altri esecutori e dal direttore d’orchestra e deve sapere mettere ordine in queste informazioni attribuendo priorità; alla base di questo processo vi è il rapporto tra leader e seguaci che lega l’orchestra al direttore. Per ottenere il migliore risultato il conduttore deve essere l’emittente di un sovra-segnale che agisce anche al livello emotivo.

directorLe conclusioni dello studio sono chiare: la qualità dell’esecuzione dipende dal conduttore che con la sua personalità oscura i segnali interni all’orchestra ed influenza in maniera determinante i comportamenti dei musicisti, che a loro volta accettano di concentrarsi sulla esecuzione secondo il progetto definito dal conduttore.

La leadership del direttore d’orchestra è una componente essenziale per un risultato eccellente. Nella storia della musica un capitolo importante è rappresentato dal carisma e dalla personalità dei grandi direttori e dal loro rapporto con l’orchestra. Von Karajan dirigeva i Berliner ad occhi chiusi, senza usare la partitura, guidandoli in maniera quasi telepatica. Toscanini durante le prove lanciava insulti ed imprecazioni, alla faccia del politically correct, ma otteneva il risultato. Celibidache, ironico, istrionico e coinvolgente, capace di terribili silenzi, è fermo nella sua convinzione che una prova è una somma di innumerevoli no: “Quanti no ci sono…milioni, ed un solo si”.

La disciplina all’esecuzione

Ma vi è un altro aspetto, quello su cui non avevo mai riflettuto, che mi ha colpito molto: la disciplina all’esecuzione.
L’interpretazione efficace deriva dal rapporto tra leadership del direttore e disciplina dell’orchestra. In una grande orchestra le competenze tecniche dei maestri sono indiscutibili: il violinista di fila, come il flautista ed ogni altro componente sono eccellenti professionisti. Ognuno di loro ha la sua personalità, la sua visione di ciò che porta a una eccellente esecuzione di uno specifico brano, insomma ha le sue idee.  Ognuno di loro tuttavia è educato ad eseguire secondo i dettami del maestro, anche quando non c’è Muti sul podio. Ed ogni direttore d’orchestra, anche se non è Muti e non dirige alla Scala, sa che l’orchestra eseguirà secondo le sue indicazioni e la sua visione. Questo garantisce la migliore delle interpretazioni possibili.

DisciplinaLo stesso dovrebbe avvenire in azienda. È evidente che non tutti i top manager hanno il carisma e la competenza di Muti o di Toscanini e non tutte le aziende hanno manager del livello dei musicisti della Scala. È proprio per questo che l’educazione all’esecuzione è determinante per la realizzazione della strategia. Non conta la qualità dell’idea, non importa quanto brillante sia il progetto, se l’esecuzione, che troppo spesso si da per scontata, non è impeccabile.

Solo la disciplina all’esecuzione facilita il risultato quando non hai Muti sul podio.

Ma leadership è anche condivisione

Un altro aspetto dello studio di D’Ausilio mi ha fatto riflettere: non si parla mai della necessità di condivisione, di leadership permissiva, democratica o consociativa. Le decisioni prese dal direttore vanno eseguite senza discussione e senza dubbi, lasciando da parte i punti di vista personali e concentrandosi sull’esecuzione. Ogni funzione aziendale deve essere preparata e formata non solo sul piano delle competenze tecniche, ma anche ad accettare il rapporto di dipendenza dal leader (su questo penso che ci sia molto da fare in termini di formazione e di cultura manageriale). Una volta deciso, si esegue…

ShareNon necessariamente leadership e condivisione sono antitetiche, ma solo se la condivisione nasce dalla leadership e dall’educazione al rispetto dei ruoli può garantire il successo della strategia. Eseguire bene, a prescindere dalla condivisione delle scelte è compito difficile e delicato; lo sanno bene i membri di un’orchestra, gli atleti che partecipano a giochi di squadra ed i militari e non deriva da un consenso basato sulla accettazione logica, ma da una disciplina appresa e dal riconoscimento della leadership, a condizione, evidentemente, che questa vi sia.

A questo punto mi viene spontanea una domanda: i manager sono formati all’esecuzione?

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5 risposte
  1. Foto del profilo di Antonio Catalani
    Antonio Catalani says:

    , ma proprio per questo l’educazione all’esecuzione è determinante per la realizzazione della strategia. Non conta la qualità dell’idea, non importa quanto brillante sia il progetto, se l’esecuzione, che troppo spesso si da per scontata, non è impeccabile. che ne dici?

  2. Foto del profilo di Raffaele
    Raffaele says:

    Secondo me ė vero che in azienda ci vuole una buona disciplina del l’esecuzione se si vogliono raggiungere obiettivi importanti ma questa deve anche essere accompagnata da una buona dose di critica costruttiva che stimoli gli attori a migliorare in maniera continuativa il processo di cui si occupano sfruttando così il vantaggio competitivo che le persone possono apportare.

    • Foto del profilo di Antonio Catalani
      Antonio Catalani says:

      Buongiorno Raffaele, prima di tutto grazie per il tuo commento.
      in linea di principio certamente le critiche costruttive sono sempre utili, anche perchè sono la manifestazione di un positivo coinvolgimento all’azienda. il punto è cosa succede quando non sono accettate perchè ritenute non pertinenti da chi deve decidere? evidentemente in questo caso la disciplina all’esecuzione è fondamentale. quindi è indispensabile la capacità di dividere nettamente il momento della discussione, al quale se è richiesto si deve contribuire, dal momento della decisione. insomma, secondo me, una volta deciso….si esegue!

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